Dr. Leonardo Mattei, Psicologo
Approccio Cognitivo Comportamentale
Integrato.
Per ulteriori informazioni:
Info prenotazione:
contatti@leonardomatteipsicologo.it | +39 3459227158
contatti@leonardomatteipsicologo.it | +39 3459227158
Ricevo presso: Spazio IntegraMente, via degli Ammiragli 67, Roma (RM)
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio al n. 28330
P.IVA 179556591006

Quante volte ti sei detto: "Lo faccio domani"?
Può trattarsi di una mail importante, di un esame da preparare, di un progetto di lavoro o persino di una semplice telefonata.
La procrastinazione viene spesso interpretata come pigrizia o mancanza di forza di volontà. In realtà, nella maggior parte dei casi, è un fenomeno molto più complesso.
Rimandare un compito non significa necessariamente non avere voglia di farlo. Spesso significa che quel compito suscita emozioni spiacevoli che il nostro cervello cerca di evitare.
In questo articolo vedremo che cos'è la procrastinazione, perché si manifesta e quali strategie possono aiutare a interrompere questo circolo vizioso.
La procrastinazione consiste nel rimandare volontariamente un'attività importante pur sapendo che questo potrebbe avere conseguenze negative.
Non si tratta semplicemente di organizzare diversamente il proprio tempo.
La differenza fondamentale è che chi procrastina spesso desidera davvero svolgere quel compito, ma finisce per rimandarlo ripetutamente.
Nel frattempo possono comparire senso di colpa, frustrazione e un crescente livello di stress.
Contrariamente a quanto si pensa, la procrastinazione raramente nasce dalla pigrizia.
Molto più spesso rappresenta un tentativo di evitare emozioni spiacevoli.
Ad esempio:
paura di sbagliare;
ansia da prestazione;
timore del giudizio degli altri;
perfezionismo;
senso di inadeguatezza;
difficoltà a tollerare l'incertezza.
Il nostro cervello tende naturalmente ad allontanarsi da ciò che provoca disagio.
Se iniziare un'attività genera ansia, rimandarla può sembrare la soluzione più semplice.
Quando decidiamo di rimandare qualcosa, spesso proviamo un immediato senso di sollievo.
Per qualche momento l'ansia diminuisce.
È proprio questo sollievo temporaneo che rende la procrastinazione così difficile da interrompere.
Il cervello "impara" che evitare il compito riduce il disagio e sarà quindi più propenso a ripetere questo comportamento in futuro.
Il problema è che il sollievo dura poco.
Con il passare del tempo aumentano le scadenze, le responsabilità e il senso di colpa.
La procrastinazione tende a mantenersi attraverso un meccanismo molto semplice.
Compare un'attività percepita come difficile.
↓
Nascono emozioni spiacevoli.
↓
La persona rimanda.
↓
L'ansia diminuisce temporaneamente.
↓
Il compito resta irrisolto.
↓
Con il tempo aumenta la pressione.
↓
L'ansia cresce ancora.
↓
Si continua a procrastinare.
Più questo ciclo si ripete, più diventa automatico.
Sono due cose molto diverse.
Chi è pigro generalmente non prova particolare interesse verso l'attività che evita.
Chi procrastina, invece, spesso desidera portarla a termine ma si sente bloccato.
Questo spiega perché molte persone che procrastinano finiscono per sentirsi frustrate con sé stesse.
Non è mancanza di volontà.
È un conflitto tra ciò che vorrebbero fare e il disagio emotivo che quel compito provoca.
Una delle cause più frequenti della procrastinazione è il perfezionismo.
Pensieri come:
"Devo farlo perfettamente."
"Se sbaglio farò una brutta figura."
"Non sono ancora abbastanza preparato."
possono rendere così difficile iniziare un'attività da spingere la persona a rimandarla.
Paradossalmente, il tentativo di evitare gli errori aumenta il rischio di non agire affatto.
Non esiste una soluzione immediata, ma alcuni accorgimenti possono aiutare.
Può essere utile chiedersi:
Sto evitando il compito o l'emozione che quel compito mi fa provare?
Qual è il primo passo concreto che posso fare oggi?
Sto aspettando di sentirmi motivato prima di iniziare?
Molte persone aspettano il momento giusto per agire.
In realtà, spesso accade il contrario.
La motivazione aumenta dopo aver iniziato, non prima.
Anche dedicare cinque o dieci minuti a un'attività può essere sufficiente per rompere l'inerzia iniziale.
Immagina di dover preparare una relazione importante.
Pensi:
"Ci lavorerò quando avrò più tempo."
Passano i giorni.
La scadenza si avvicina.
L'ansia aumenta.
A questo punto iniziare sembra ancora più difficile.
Rimandi ancora.
Non perché non ti importi della relazione, ma perché ogni volta che ci pensi provi un disagio che il tuo cervello cerca di evitare.
Se la procrastinazione interferisce con il lavoro, lo studio o la vita personale e senti di essere intrappolato in questo meccanismo, un percorso psicologico può aiutarti a comprenderne le cause.
L'obiettivo non è diventare perfettamente produttivi, ma imparare a gestire le emozioni che alimentano il continuo rimandare.
La procrastinazione non è semplicemente una questione di organizzazione o forza di volontà.
Molto spesso rappresenta un tentativo di proteggersi da emozioni difficili come ansia, paura di sbagliare o senso di inadeguatezza.
Riconoscere questo meccanismo permette di guardare al problema con maggiore comprensione e meno autocritica.
Spesso il primo passo non è trovare più motivazione.
È iniziare, anche con un piccolo gesto.
Ed è proprio da quel piccolo gesto che, molte volte, nasce il cambiamento.