Dr. Leonardo Mattei, Psicologo
Approccio Cognitivo Comportamentale
Integrato.
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Ti è mai capitato di ritrovarti, in situazioni diverse, a reagire sempre nello stesso modo?
Magari ti accorgi di evitare sistematicamente il confronto, anche quando vorresti esprimere ciò che pensi. Oppure cerchi continuamente rassicurazioni nelle relazioni, temi di essere abbandonato o finisci per sentirti inadeguato proprio nei contesti in cui vorresti sentirti più sicuro.
A volte possiamo riconoscere perfettamente che un certo modo di comportarci ci fa stare male e, nonostante questo, continuare a riproporlo.
Questo può essere frustrante: “So che questa cosa non mi fa bene. Perché allora continuo a farla?”
La risposta non è necessariamente che ci manca la volontà o che non abbiamo imparato dai nostri errori. Spesso, dietro questi comportamenti, esistono schemi psicologici che si sono costruiti nel tempo e che continuano a influenzare il modo in cui interpretiamo noi stessi, gli altri e le situazioni che viviamo.
Uno schema è un modo relativamente stabile di interpretare le esperienze, percepire noi stessi e gli altri e reagire a ciò che accade.
Non riguarda quindi soltanto un comportamento.
Due persone possono entrambe evitare un confronto, per esempio, ma farlo per ragioni molto diverse: una potrebbe temere di essere rifiutata, un'altra potrebbe pensare che esprimere i propri bisogni sia egoista, un'altra ancora potrebbe avere imparato che discutere porta inevitabilmente a conseguenze negative.
Lo schema comprende quindi diversi elementi:
Quando uno schema diventa particolarmente radicato, può finire per influenzare le nostre esperienze anche senza che ce ne rendiamo pienamente conto.
Gli schemi non compaiono dal nulla.
Possono svilupparsi attraverso esperienze ripetute nel corso della vita: il modo in cui siamo stati trattati, le relazioni significative che abbiamo avuto, ciò che abbiamo imparato sulle emozioni, sulle relazioni e sul nostro valore personale.
Non è necessario che ci sia stato un evento particolarmente traumatico.
Anche esperienze apparentemente ordinarie, quando si ripetono nel tempo, possono contribuire a costruire determinate convinzioni.
Per esempio, una persona che ha sperimentato frequentemente critiche potrebbe sviluppare l'idea di non essere abbastanza. Una persona che ha imparato che esprimere la propria rabbia porta a conseguenze negative potrebbe imparare a reprimere sistematicamente ciò che prova. Chi ha avuto relazioni caratterizzate da imprevedibilità potrebbe diventare particolarmente attento ai segnali di possibile rifiuto o abbandono.
Con il tempo, queste esperienze possono trasformarsi in vere e proprie aspettative.
E le aspettative influenzano il modo in cui leggiamo ciò che accade.
Qui emerge uno dei paradossi più interessanti.
Possiamo essere attratti o portati verso situazioni che conosciamo, anche quando non sono necessariamente quelle che ci fanno stare meglio.
Non perché desideriamo soffrire.
Piuttosto, ciò che abbiamo sperimentato molte volte può diventare ciò che la nostra mente riconosce più facilmente e considera, almeno in parte, prevedibile.
Per questo una dinamica relazionale può risultare sorprendentemente familiare anche quando è frustrante. Un certo modo di reagire può sembrare quasi automatico perché è quello che abbiamo utilizzato molte volte in passato.
Familiare, però, non significa sicuro. E non significa nemmeno sano.
A volte il cambiamento richiede proprio di imparare a tollerare la sensazione di estraneità che accompagna un modo nuovo di stare nelle relazioni e nelle situazioni.
C'è un altro elemento importante.
Molti comportamenti che oggi ci limitano potrebbero aver avuto una funzione in passato.
Evitare il conflitto può averci aiutato a mantenere una relazione importante. Cercare continuamente l'approvazione può averci permesso di sentirci accettati. Cercare di controllare ogni dettaglio può aver dato una sensazione di sicurezza in momenti caratterizzati da molta incertezza.
Il problema nasce quando continuiamo a utilizzare quella stessa strategia anche quando il contesto è cambiato.
È come se una soluzione imparata in un determinato momento della nostra vita fosse diventata una risposta automatica a situazioni completamente diverse.
Quello che una volta proteggeva può quindi diventare ciò che mantiene il problema.
Immaginiamo una persona convinta di poter essere rifiutata se mostra troppo chiaramente i propri bisogni.
Quando sente il bisogno di chiedere qualcosa, può iniziare a preoccuparsi di essere giudicata.
Per ridurre questo disagio, potrebbe tacere, adattarsi oppure cercare di capire continuamente cosa l'altra persona desideri.
Nel breve periodo questa strategia funziona: l'ansia diminuisce.
Ma nel lungo periodo la persona non ha mai l'opportunità di scoprire che potrebbe esprimere i propri bisogni senza essere necessariamente rifiutata.
Lo schema, quindi, rimane intatto.
Può crearsi un circuito:
aspettativa → emozione → comportamento abituale → sollievo immediato → conferma dello schema
Ed è proprio il sollievo immediato a rendere difficile interromperlo.
Perché riconoscere razionalmente uno schema non è sempre sufficiente.
Possiamo sapere, per esempio, che “non devo necessariamente piacere a tutti” e continuare comunque a provare una forte paura quando qualcuno sembra disapprovare una nostra scelta.
La conoscenza è importante, ma il cambiamento coinvolge anche emozioni, comportamenti ed esperienze concrete.
Per questo spesso non basta sostituire un pensiero con uno più positivo.
È necessario iniziare a sperimentare modalità differenti di comportamento e scoprire, gradualmente, che possono essere tollerabili e compatibili con i propri bisogni e valori.
Un primo passo può essere osservare le situazioni che tendono a ripetersi.
Puoi chiederti:
“In quali situazioni mi ritrovo continuamente a reagire nello stesso modo?”
Poi prova a guardare cosa succede appena prima della tua reazione:
Queste domande possono aiutare a spostare l'attenzione dal semplice “perché faccio sempre questo?” a una domanda più utile:
“Che cosa sto cercando di ottenere o evitare attraverso questo comportamento?”
Spesso è proprio lì che lo schema comincia a diventare più comprensibile.
Quando ci accorgiamo di ripetere uno schema, può essere facile reagire con ulteriore autocritica:
“Ecco, lo faccio di nuovo. Non cambierò mai.”
Ma questo rischia di aggiungere un nuovo problema a quello esistente.
Comprendere uno schema non significa giustificare ogni comportamento né rassegnarsi a ripeterlo. Significa cercare di capire da quale bisogno, paura o apprendimento provenga, così da poter costruire gradualmente risposte diverse.
Il cambiamento, quindi, non consiste nel diventare improvvisamente una persona completamente diversa.
Può iniziare da una piccola interruzione del vecchio copione.
Dire una cosa che normalmente avremmo taciuto. Tollerare un po' di disapprovazione senza cercare immediatamente di correggere la situazione. Accettare di non avere il controllo completo. Rimanere in una situazione che normalmente avremmo evitato.
Piccoli comportamenti diversi possono produrre nuove esperienze, e le nuove esperienze possono progressivamente modificare ciò che ci aspettiamo da noi stessi, dagli altri e dal mondo.
A volte riconoscere questi meccanismi da soli è possibile. In altri casi gli schemi sono così radicati da essere difficili da individuare, soprattutto quando sembrano perfettamente naturali.
Un percorso psicologico può aiutare a comprendere come si sono sviluppati determinati modi di pensare e comportarsi, quali funzioni svolgono oggi e quali alternative possono essere costruite.
L'obiettivo non è cancellare una parte di sé, ma sviluppare una maggiore libertà di scelta.
Non essere più costretti a reagire sempre nello stesso modo.
Ripetere uno schema che ci fa stare male non significa necessariamente che non abbiamo imparato nulla dalle nostre esperienze.
A volte significa che stiamo ancora utilizzando una strategia che un tempo aveva un senso, ma che oggi non risponde più ai nostri bisogni nel modo migliore.
Il primo passo non è quindi chiedersi “perché sono fatto così?”, ma iniziare a osservare il proprio modo di reagire con maggiore curiosità.
Perché dietro molti comportamenti che oggi ci limitano può esserci una vecchia forma di protezione.
E riconoscerla è spesso il primo passo per poter scegliere, finalmente, qualcosa di diverso.
Cambiare uno schema non significa smettere di essere se stessi. Significa avere più possibilità di scegliere come essere.